Sono architetto e da ventidue anni sviluppo il mio atelier. La mia attività si articola in tre ambiti complementari, portati avanti in parallelo: la pratica professionale, l’insegnamento e la ricerca. Il progetto di architettura li unisce; il disegno ne è il linguaggio comune, un linguaggio di conoscenza e rappresentazione che permette di comprendere i luoghi, concepirne le trasformazioni e condividere un pensiero.
Il mio percorso si è costruito tra Palermo, Barcellona, Madrid, Milano, Roma e Québec, attraverso il lavoro in studio, lo sviluppo del mio atelier, l’insegnamento e la ricerca. Laureato in architettura a Palermo, mi sono specializzato in storia del progetto architettonico a Roma, prima di svolgere un dottorato «Europaeus» in composizione architettonica e urbana tra Palermo e Madrid, dedicato alla trasformazione dei quartieri moderni. Questi spostamenti hanno ampliato il mio sguardo, mantenendo il progetto al centro del mio lavoro, dalla città all’edificio, dallo spazio interno al mobile.
Nel corso degli anni, i miei progetti hanno riguardato case e appartamenti, la trasformazione di locali industriali e laboratori, luoghi di lavoro e di accoglienza, cappelle, padiglioni e arredi. Anche la museografia e l’allestimento espositivo fanno parte di questa pratica: progettare una mostra coinvolge lo spazio, i percorsi, la luce e la relazione tra le opere e i visitatori. Il mio incarico di architetto presso il Ministero italiano della Cultura mi ha inoltre portato a intervenire su complessi monumentali, siti archeologici e giardini storici, integrando conservazione, sistemazione e coordinamento dei progetti.
Questa pratica si fonda su una genealogia culturale italiana alla quale resto profondamente legato. Tilde Marra, che ha seguito il mio progetto di laurea e poi la mia ricerca di dottorato, vi occupa un posto centrale: il suo insegnamento e gli anni di lavoro come assistente mi hanno insegnato a mettere in relazione il progetto urbano, l’architettura degli interni e l’arredo, comprendendone la continuità anziché considerarli ambiti separati. Con Armando Barraja, di cui sono stato assistente in architettura degli interni, ho approfondito l’attenzione allo spazio abitato, alle sue proporzioni e ai suoi usi. Il lavoro come assistente di Marcello Panzarella ha rafforzato il mio rigore nella composizione architettonica e nella costruzione di un ragionamento progettuale. Da queste esperienze ho tratto un modo di osservare, interrogare e dare coerenza alle scelte progettuali.
A questa esigenza si è affiancata un’apertura alla sperimentazione, alimentata in particolare dalla collaborazione con lo studio EMBT — Enric Miralles Benedetta Tagliabue — a Barcellona nel 2002. Partecipando a studi sulle pavimentazioni degli spazi pubblici e alla progettazione e all’allestimento di una mostra, ho esplorato le relazioni tra architettura, paesaggio, disegno e installazione. Questa esperienza ha arricchito il mio modo di progettare, dando spazio all’invenzione grafica, alla sperimentazione e al dialogo tra discipline. Altre collaborazioni, soprattutto in Italia, hanno prolungato questo lavoro collettivo, dalla progettazione urbana alla riqualificazione e all’architettura d’interni. Il rigore e questa libertà di esplorazione continuano ad alimentare il mio studio, l’insegnamento e la ricerca.
L’insegnamento è un altro tempo di questo lavoro. Dopo aver insegnato in diverse scuole di architettura italiane e spagnole, dal 2024 sono professore aggiunto alla Scuola di architettura dell’Université Laval, a Québec. Vi porto l’esperienza concreta del mio atelier e una cultura italiana del progetto attenta alle relazioni tra città, architettura e spazio interno, così come al dialogo con l’esistente. Nel contesto del Québec, questa esperienza si confronta con altre storie, climi, materiali e modi di abitare: diventa un punto di partenza per uno scambio, un’occasione per riformulare le domande e arricchire i metodi. L’atelier è il luogo di questo incontro. Gli studenti vi imparano a formulare una domanda, sviluppare una proposta e discuterne le scelte; il disegno e il modello rendono le loro idee visibili, confrontabili e condivisibili.
La ricerca riguarda l’architettura moderna, le relazioni tra abitazione e città e il riuso adattivo del patrimonio costruito. Intreccio archivi, rilievo, analisi degli edifici e ridisegno critico per comprendere come un’architettura viene concepita, costruita, abitata e trasformata. Il progetto diventa anche uno strumento per esplorare le possibilità di un luogo e mettere alla prova delle ipotesi. Le questioni incontrate nella pratica alimentano la ricerca e i laboratori; a loro volta, le conoscenze e le sperimentazioni che vi si sviluppano contribuiscono alle mie scelte progettuali.
Il disegno è al centro di questo scambio tra professione, insegnamento e ricerca. Per me disegnare è un modo di conoscere, rappresentare e progettare. La scelta di un punto di vista, di una scala o di un dettaglio rende visibili relazioni spaziali e costruttive, propone un’interpretazione e apre possibilità di trasformazione. Dal rilievo allo schizzo, dal ridisegno analitico alla proposta architettonica, il disegno dà forma al pensiero e permette di trasmetterlo. È anche una pratica artistica autonoma, attraverso la quale sviluppo immagini e racconti personali intorno a spazi, corpi, oggetti e paesaggi.
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